Concluso da poco a Milano il convegno "Green Building Economy: l'osservatorio sull'efficienza energetica", organizzato da Kyoto Club, insieme ad Assimpredil Ance e Mce, e con la collaborazione del Tavolo di lavoro EPBD2, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, per la presentazione del primo rapporto sulla green economy nei settori dell'edilizia e dell'energia.
Le criticità del parco edile italiano e dell'esigenza di un suo rinnovamento sono state subito evidenziate dall'introduzione di De Adamich, citando uno studio Enea di alcuni anni fa. Su un campione di 15mila edifici sarebbero infatti necessari investimenti che porterebbero a risparmi prossimi ai 14 miliardi di euro.
Preoccupante si rivela la dimensione del fenomeno se si considera che circa i tre quarti dei 12 milioni di edifici in Italia sono stati costruiti prima della legge sull'isolamento termico.
Il prof. Dall'O' del Politecnico di Milano, coordinatore del rapporto, precisa di come si renda necessaria la sostituzione di 7 milioni di caloriferi, anche in relazione al prossimo recepimento delle direttive comunitarie in tema di efficienza energetica.
Sovente si dimenticano le necessità di rinnovamento degli impianti meccanici di riscaldamento, gli impianti di cogenerazione e trigenerazione e gli impianti elettrici, infatti vi è la tendenza ad isolare tale fenomeno alle sole tecnologie per l'involucro termico.
Errore in realtà di carattere normativo, poiché la detrazione fiscale del 55% (principale meccanismo incentivante dell'efficienza energetica), tende a premiare i singoli interventi e non un loro corretto mix.
Ulteriore limite di tale sistema è che la detrazione ottenibile è spesso inferiore al risparmio che si ottiene pagando l'intervento in nero. Ma questa è un'altra storia.
E' stato possibile parlare anche dello stato d'avanzamento delle fonti rinnovabili, i cui investimenti hanno superato su scala mondiale quelli in fonti fossili.
Anche in questo caso i relatori hanno denunciato una discriminazione tra le diverse fonti rinnovabili, prima fra tutte la tecnologia solare termica: contro una media di 26 kw ogni mille abitanti in Europa, i 280kw dell'Austria quale benchmark, l'Italia ha una forza installata di soli 18kw termici/1000 abitanti.
Superata tale discriminazione e raggiunta la c.d. grid parity, da integrare con investimenti nelle reti intelligenti (smart grids), sarà finalmente necessario puntare sull'efficientamento dei vecchi edifici e delle nuove costruzioni e sul miglioramento del sistema dei trasporti.
Sono circa 400mila le aziende che gravitano attorno a tale settore con circa 6 milioni di addetti, secondo una stima di Confindustria, aumentando e dando ulteriore rilevanza al fenomeno.
Il convegno ha evidenziato dunque le principali criticità da superare. Innanzitutto si rende necessaria un'uniformità legislativa tra Stato e Regioni che premi tanto il potenziale tecnologico quanto quello economico. Tali incentivi andrebbero inoltre declinati in un periodo medio-lungo, assicurando stabilità agli investitori.
Si dovrebbero anche individuare strumenti finanziari che agevolino l'accesso al credito dei privati per interventi di ammodernamento energetico, supportati da audit energetici e termografici, condotti da Energy Service Companies (ESCO).
Da questo punto di vista potrebbe essere ancora più conveniente creare una filiera costruttore-progettista-installatore, che porti al consumatore finale solo prodotti altamente performanti.
Evidente lo scarso appeal degli interventi di efficienza rispetto agli investimenti in fonti rinnovabili, come rilevato da tutti i relatori del convegno.
Si conclude che per rendere interessanti tali interventi occorra una maggiore informazione su queste tematiche, organizzazione di tavole rotonde e convegni, nonché pressioni di natura lobbistica, determinando così una maggiore circolazione delle idee e delle questioni legate all'efficienza. A questo punto tocca a te. Passaparola.
Fonte: Corriereweb.net